Il Tribunale UE conferma: Amazon resta una VLOP. Cosa cambia per i merchant?

Per gli e-commerce manager e gli specialisti che presidiano quotidianamente i marketplace, la stabilità normativa delle piattaforme rappresenta un asset strategico prioritario, al pari dell’efficienza logistica. La recente sentenza del Tribunale dell’Unione Europea segna un punto fermo nella definizione dei perimetri operativi delle Big Tech in Europa: i giudici hanno respinto il ricorso di Amazon, confermandone la designazione come Very Large Online Platform (VLOP) ai sensi del Digital Services Act (DSA).

La contesa legale si è concentrata su un pilastro dell’identità del gruppo di Seattle. Amazon aveva contestato la decisione della Commissione Europea, lamentando una disparità di trattamento rispetto ai retailer fisici tradizionali. La tesi difensiva poggiava sul fatto che, nonostante i volumi aggregati, Amazon non risulterebbe il principale dettagliante in ogni singolo Stato membro se confrontato con i leader della GDO locale.

I giudici europei hanno tuttavia rigettato questa interpretazione, fissando un principio fondamentale: la qualifica di VLOP dipende esclusivamente dal numero di utenti attivi mensili — la cui soglia è fissata a 45 milioni nell’UE — e non dalla quota di mercato nel commercio al dettaglio. Il Tribunale ha ribadito che i rischi legati alla diffusione di contenuti illeciti e alla profilazione dipendono dalla portata tecnologica della piattaforma e dalla sua capacità di amplificazione, a prescindere dal modello di vendita adottato (propria o di terzi).

Implicazioni per l’ecosistema e-commerce

Per chi opera su Amazon, questa sentenza non rappresenta un mero tecnicismo legale. La conferma dello status di VLOP blinda obblighi precisi che la piattaforma deve garantire, con ricadute dirette sui merchant:

  • Trasparenza algoritmica: Amazon è tenuta a fornire opzioni per disattivare i sistemi di raccomandazione basati sulla profilazione degli utenti.
  • Monitoraggio pubblicitario: Resta l’obbligo di mantenere un archivio pubblico delle inserzioni, aumentando la visibilità sulle dinamiche pubblicitarie interne al marketplace.
  • Gestione del rischio: La piattaforma deve mitigare attivamente i rischi sistemici, inclusa la vendita di prodotti contraffatti o illegali, attraverso audit esterni regolari.

Amazon ha già espresso la propria contrarietà, sottolineando le differenze strutturali rispetto ai social network e ventilando un ulteriore appello. Tuttavia, l’orientamento di Bruxelles rimane fermo: chi detiene i numeri di una piattaforma sistemica deve farsi carico degli oneri corrispondenti.

Per gli imprenditori digitali italiani, la decisione si traduce in un contesto operativo potenzialmente più trasparente, volto a ridurre quelle asimmetrie informative che hanno storicamente caratterizzato il rapporto con i grandi marketplace globali.

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